Trés chaud rappresenta un piccolo esercizio di lettura intorno ad una delle tante forme della contemporaneità che caratterizzano il complesso paesaggio della Piana tra Firenze e Prato: le stazioni balneari.


il successo di queste strutture e la “forzatura paesaggistica” che esse rappresentano, con tanto di spiaggia ricostruita, ombrelloni e sedie a sdraio, ha sempre suscitato in me una certa inquietudine mista a curiosità. Sensazioni sicuramente alimentate e amplificate dalla mia condizione mentale da “isolano”, viziata da un rapporto privilegiato con i paesaggi dell’acqua, intesi come elemento intrinseco e imprescindibile in un equilibrio naturale di convivenza con l’inesorabile calura della stagione estiva!

È però vero che il paesaggio contemporaneo, in quanto tale, è un fenomeno in continuo movimento e confrontarsi con esso deve significare esplorarne le tensioni, relazionarsi con le funzioni che ne caratterizzano lo spazio per trasformarlo quindi, ai nostri occhi, da semplice oggetto estetico a  complesso e spesso contradditorio luogo dinamico.

Rispetto al mio normale approccio di lettura del paesaggio, con questo lavoro ho cercato di sperimentare un percorso differente, per me inconsueto dopo tanti anni di Banco Ottico, cavalletto, bolla e telo nero sulla testa!

Ho provato infatti a ribaltare il mio “punto di vista” abituale e se, normalmente, il soggetto delle mie immagini è l’uomo raccontato attraverso la rappresentazione degli spazi generati dalla sue azioni (egli è infatti il vero soggetto anche se quasi sempre assente dalle mie foto), con questo lavoro ho voluto seguire il percorso inverso: cercare di costruire la rappresentazione di un luogo fotografando gli uomini che, con le loro azioni, ne caratterizzano il significato trasformandolo in luogo antropologico.

Il lavoro, composto da 16 immagini a colori, è interamente realizzato in digitale, a “mano libera”.


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